Brajo Fuso

Brajo Fuso nasce a Perugia il 21 febbraio 1899.

Note Biografiche

Dal 1906 al 1913 frequenta il Collegio Rosi a Spello e dal 1914 al 1916 il liceo classico Mariotti a Perugia.
Nel 1917, all’età di 18 anni, frequenta il Corso per Allievi Ufficiali e viene inviato in prima linea sul Carso col grado di Tenente. Ritorna insignito di una medaglia di bronzo al valor militare sul campo.

“Si conferisce la medaglia di bronzo al valor militare al sottotenente di complemento Brajo Fuso perché: Circondato dai nemici, con un vigoroso corpo a corpo si apriva un varco portando in salvo i suoi dipendenti”. Fosso Spinolosa 17-20 giugno 1918.”

Nel 1923 si laurea in medicina e chirurgia presso l’Università di Roma.
Nel 1926 si specializza Bologna in Odontostomatologia e nel 1928 apre un ambulatorio dentistico in via del Corso a Perugia.
Dopo la laurea e la specializzazione,  ricoprirà per alcuni anni  la cattedra di Stomatologia all’ Università di Perugia esercitando al contempo  la professione di dentista.  A lui si devono numerosi brevetti in campo medico come la realizzazione del primo “riunito” al mondo, ovvero un mobile sanitario-sedia da dentista che installa nel suo studio di Perugia.
Nel 1929 sposa Elisabetta Rampielli (Bettina).
Nel 1931 scrive Occhiopino (pubblicato nel 1948), quindi Chinchibatte e L’Uovo rosso.
Nel 1935 consegue la libera docenza in Odontoiatria a Roma.
Dal 1938 al 1940 è direttore della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Perugia.
Nel 1940 quale capitano medico viene arruolato durante la seconda guerra mondiale e inviato in Albania dove rimarrà fino al 1943.

“Croce di guerra al capitano medico Brajo Fuso comandante un nucleo avanzato di Sezione di Sanità, durante violento tiro d’artiglieria nemica, benché lo scoppio di una granata producesse danni alla tenda ricovero e ferisse gravemente il militare che stava curando, con sprezzo del pericolo e alto spirito di abnegazione, seguiva sereno nella sua opera di assistenza.
9 Marzo 1941 Hani Tozar Bassa. Fronte greco.

Ferito gravemente, sarà costretto a rimanere immobile per molti mesi. Tornato convalescente a Perugia, su incoraggiamento della moglie, la pittrice bolognese Elisabetta Rampielli (Bettina), inizia a dipingere da autodidatta su piccole tavolette di legno che esporrà in una personale nel 1946 a Roma alla Galleria “Il Cortile” presentato da Leonardo Sinisgalli, Nicola Ciarletta e Libero De Libero.

Gli Esordi

Dopo questo esordio come pittore figurativo, sente il bisogno di nuove sperimentazioni e sempre nel 1946 si avventura nell’ impiego del colore colato sulla tela direttamente dal tubetto, spalmato con le dita o applicato con l’ausilio di uno stecco.
Inizia così quel processo di astrazione che ha nel 1947 il suo punto di arrivo nelle Straticromie cui seguiranno le Cromoscolature, anticipando i risultati a cui perviene il maestro statunitense dell’Action painting, Jackson Pollock.
Alla “Galleria Nuova” di Perugia è presentato da Domenico Caputi ed Enrico Falqui.

Appassionato alla ceramica dal 1943 sino alla fine degli anni Cinquanta, nel 1949 espone la sua produzione per la prima volta alla “Sala della Leva” a Perugia.
Sempre negli anni Cinquanta, ad Ansedonia, crea il suo primo spazio personale espositivo all’aperto, idea che più tardi, nel 1961, riprenderà a Perugia con il Fuseum. Conosce a Roma Lionello Venturi e Palma Bucarelli.

Percorso artistico

La ricerca artistica di Fuso continua con l’inserimento e l’utilizzazione di materiale povero e di scarto che assembla nelle sue opere materiche che seguono la poetica dell’oggetto trovato, usato, di nessun valore, ricollocato in un contesto artistico. Ed è per questo che la sua opera viene definita come Débrisart o Arte del rottame. Le sue composizioni, negli anni a seguire,  seguiranno la poetica dell’oggetto trovato, ovvero dell’ oggetto che, terminata la propria parabola storica viene collocato in un altro contesto.
Nascono quindi, negli anni Sessanta, gli Acidocromo, le Metalloplastiche, i Legni e tante altre composizioni originali connotate da una forte essenzialità espressiva

Nel 1962 allestisce la mostra a Milano alla “Galleria Pater”. Carlo Cardazzo, noto critico del tempo, lo invita ad esporre alla galleria “Il Cavallino” a Venezia.
Nel 1968 riprende la lavorazione della ceramica e si esercita a realizzare gioielli.
Nel 1970 espone alla galleria “Borgonuovo” di Milano, presentato da Franco Passoni.
Nel 1972 è alla galleria “Contini” di Roma, alla “Polimnia” di Rapallo e a Poliantea di Terni.
Nel 1976 espone a Spoleto nell’ambito del Festival dei due mondi.
Nel 1980 la Regione dell’Umbria e il Comune di Perugia realizzano la prima mostra antologica.
Nello stesso anno partecipa alla Fiera del Levante (Expo Arte 80), Bari. Galleria Studio G.R. di Washington, New York.

Fuso è anche autore di romanzi inediti e commedie. Una raccolta di sue poesie, Le Zavorre, viene pubblicata nel 1990 dalle edizioni Guerra di Perugia. Agli anni Trenta risalgono fantastici racconti per ragazzi con illustrazioni dell’artista: Occhiopino, Storia  di  un  ragazzo  di  gommaIl ChinchibatteL’Uovo  Rosso.

Il suo eclettico lavoro ha interessato la critica più qualificata: risale al 1976 la prima importante monografia edita dall’Editalia a lui dedicata con saggi critici di Giulio Carlo Argan, Italo Tomassoni e André Verdet. Nel volume, il critico e storico d’arte Giulio Carlo Argan, lo definisce come uno dei maggiori artisti europei del Novecento.

Muore a Perugia il  30 dicembre 1980.

Alcune immagini: