Brajo Fuso inizia un primo esperimento di ciò che diventerà il Fuseum già a metà degli anni ’50 nel parco della villa che i coniugi Fuso avevano ad Ansedonia.
La distanza da Perugia però non gli consentiva di esprimere con regolarità la sua prorompente creatività e nel 1959 acquistò due lotti di terreno a Monte Malbe.

Alcuni anni dopo, trasferì a Perugia alcune delle opere di Ansedonia che riuscì a salvare dal degrado, ad esempio le sculture in marmo, le statuette di Occhiopini e Pinella, le piastrelle in ceramica con le sue filastrocche.

Nel 1974 decise di disfarsi definitivamente di quella proprietà e il Fuseum a Monte Malbe divenne il luogo principale dove creare le sue opere e dove ricevere gli amici nei giorni di festa.

Lavorò incessantemente e con grande vigore dal 1960 al 1980, anno della sua scomparsa.

Non avendo eredi che potessero tutelare e promuovere la sua opera, decise di donare il Fuseum, assieme ad una dotazione immobiliare per poterlo gestire e mantenere, al Sodalizio di San Martino.

Nel 2007 è stata stipulata una convenzione tra il Sodalizio di San Martino e la Fondazione onlus Ecomuseo Colli del Tezio finalizzata alla gestione e valorizzazione del Fuseum.