Il Fuseum è il museo di Brajo Fuso, come risulta dalla fusione del cognome con il sostantivo museum.
È un parco di circa 13.000 metri quadri situato sulla collina di Monte Malbe, dove entro un ampio bosco sorgono artistiche edificazioni, intrecciate tra loro, con funzione di padiglioni espositivi e dei locali usati per i soggiorni estivi dei coniugi Fuso.

Così lo descrisse l’Artista

… Sono attacatissimo ai miei quadri e sono molto felice quando me li sento vicini. Ho voluto dar loro una casa, come a dei figli: a Montemalbe, una collinetta a cinque chilometri da Perugia, tra un fitto bosco di lecci; l’ho chiamata il “Fuseum” e c’e’ anche una piccola casetta per me di pochi metri quadrati, la Brajta, per quando devo riposarmi e se piove. Il Fuseum e’ tutto per loro, per i quadri e per le ceramiche; le sculture le ho sistemate all’aperto lungo i viali e in alcune piazzole. Ce ne sono in ferro, plastica, legno, marmo, pietra, cemento ecc. Sono il loro custode e quasi tutti i giorni dedico loro un buon tempo per andarli a “visitare”. E’ la mia vita questa… c’e’ stata sempre una gran sete di ricerca nella mia vita e molto entusiasmo per ogni cosa…

Il Parco Museale

L’ingresso al Fuseum, uno dei luoghi d’arte piu’ originali non solo di Perugia, si apre con un’opera sui generis: un cancello progettato e fatto costruire da Brajo nel 1963.

La stessa cinta muraria di recinzione e’ una sorte di opera d’arte, incastonata com’e’ di rottami dei piu’ svariati materiali.

Il viale di accesso alle costruzioni è fiancheggiato da sculture tubolari in plastica e opere in ferro, che si trovano disseminate numerose all’interno del bosco di lecci, a destra del viale.

Questa è la piccola casa in cui i Fuso hanno trascorso, dal 1961, per brevi periodi estivi, la loro vita, alternando la propria residenza tra Perugia e Montemalbe.

La Brajta è stata recentemente restaurata ed inaugurata nel mese di giugno 2012 come Casa-Museo dove è possibile vedere la parte documentale della sua vita di medico e di artista.

La galleria espositiva è un labirinto di tredici sale che Brajo contrassegnò alfabeticamente, e che contiene una selezione di circa 170 opere che contraddistinguono il suo percorso artistico.

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In un edificio attiguo alla piazzetta centrale, a piano terra troviamo la Sala Bettina, uno spazio che Brajo dedicò non solo ai quadri figurativi della moglie ma anche alle riunioni conviviali ed ai banchetti col folto gruppo di amici che animarono il loro famoso salotto culturale, da Giulio Carlo Argan a Cesare Zavattini, da Renato Guttuso a Mario Mafai, Alberto Burri, Aurelio De Felice, Achille Pace, Felice Casorati, Pino e Nini Menichetti, Massimo Binazzi, Gianna Manzini, Ungaretti, André Verdet, Pierre Restany. Un salotto culturale tra i più importanti dell’epoca.
Con l’obbiettivo di rendere più piacevole e completo il tempo trascorso al Fuseum, la Sala Bettina è stata ristrutturata ed arredata con alcuni tavolini dove i visitatori possono trovare un punto di ristoro ed essere accolti per una piccola degustazione. E’ stato scelto di non cambiare il suo nome storico, ma abbiamo voluto meglio definirla, anche con una punta di maliziosa ironia,“Sala Bettina, incontri di cultura e gastromania”.

Per coerenza sia con il particolare stile artistico di Brajo Fuso sia col suo giocoso carattere, le ricette che presenteremo ogni stagione, non seguiranno alcuna tradizione ma saranno frutto della ricerca innovativa dei cuochi creativi che periodicamente si alterneranno ai fornelli; una cucina originale come originali furono i coniugi Fuso; una cucina semplice ma creativa e con la massima qualità nella scelta degli ingredienti di stagione, sempre freschissimi.

L’ olio extravergine proviene dal nostro oliveto sito alle pendici di Monte Tezio dove si trova anche il nostro orto che, coltivato in modo organico e naturale, produce la maggior parte delle verdure e delle erbe aromatiche che utilizziamo.

Nella Sala Bettina proponiamo ogni stagione alcuni menù degustazione lasciando ai nostri ospiti la massima libertà di scelta, anche di un singolo piatto. I prezzi accessibilissimi dei menù includono tutto, fino al caffè.

La Sala degli Elleni prende il nome da alcune imponenti opere antropomorfe che furono esposte nel parco e che successivamente Brajo stesso decise di preservare dagli agenti atmosferici e le ripose in questo salone, un tempo deposito di tante sue opere.

All’inizio la sala non era neppure una sala bensì una terrazza dove Bettina Fuso era solita prendere il sole durante le giornate estive. Qualche anno dopo, per timore che le acque piovane si infiltrassero nel salone sottostante, Brajo fece costruire un perimetro in muratura con un rudimentale tetto. La sala diventò così un grande magazzino per le sue opere.

In tempi recentissimi la sala è stata completamente ristrutturata e dotata di impianto di climatizzazione; così il Fuseum avrà finalmente anche un ulteriore spazio che si affiancherà all’anfiteatro superando quindi i limiti imposti dal clima, potendo ospitare eventi in ogni stagione durante l’intero arco dell’anno.

La Sala degli Elleni può contenere circa 100 persone sedute e sarà dedicata ad ogni tipo di evento artistico e culturale dalle mostre di artisti a proiezioni di documentari, da convegni a spettacoli teatrali, da concerti di musica antica e moderna a letture di prosa e poesia.

Nella sala sono esposti, come fossero anfitrioni, tre degli otto Elleni creati da Brajo, due sono sempre al Fuseum, uno nella Galleria ed uno nella Brajta e gli ultimi tre sono esposti presso il Museo Civico di Palazzo della Penna a Perugia.

Nella parte superiore del parco troviamo un curioso ed irregolare anfiteatro dove spesso Brajo e Bettina organizzavano piccoli spettacoli. Il recente restauro consente anche oggi di organizzare durante il periodo estivo, spettacoli di teatro, musica, danza.
Adiacente all’anfiteatro un padiglione semicircolare è stato dedicato ai suoi amici del mondo animale, che per molto tempo hanno animato i cespugli del bosco; poi Brajo pensò bene di riunirli in un unico recinto, il Brajzoo.
Il Parco è un bosco-giardino di circa 13.000 metri quadri, attraversato da vialetti realizzati a mosaico usando i soliti materiali poveri cari a Brajo. Hanno nomi curiosi come “la via del Gratopasso”, “il sentiero dello Sdrucciolo”, “la via del Grevandare”.

Il parco è fitto di interpolazioni artistiche, vagamente narrative e allegoriche.