Stile e linguaggio

LO STILE E IL LINGUAGGIO

LE TECNICHE RICORRENTI NELLE OPERE D'ARTE DI BRAJO FUSO

PITTURA FIGURATIVA

Le prime opere rispettano la tradizione della pittura su tela, realizzata con colori a olio e pennelli.
Brajo Fuso, puntuale rispetto al momento in cui vive, è in linea con la figurazione drammatica e al limite del grottesco post-espressionista del Secondo Dopoguerra.

CERAMICA

Alla fine degli anni ’40, Brajo Fuso apprende la lavorazione della ceramica nella fabbrica perugina Etruria grazie al rapporto diretto con gli artigiani ceramisti. Quest’altra tecnica tradizionale procede parallelamente alla pittura figurativa.
La rottura rispetto alla tradizione sta nella scelta di forme insolite e tinte accese; temi espressionisti a cui si aggiungono elementi riconducibili a Picasso.

PITTURA NON TRADIZIONALE

Essendo un uomo attento alle novità del proprio tempo, Brajo Fuso passa velocemente alla sperimentazione. Nel 1946 si avventura nell’indagine sull’applicazione del colore: lo cola sulla tela direttamente dal tubetto, lo spalma con le dita, lo applica con l’aiuto di uno stecco, puntando sempre più verso l’astrazione. Dopo alcune opere di passaggio, Brajo sperimenta il dripping e le vernici sintetiche, tecniche e prodotti legati all’industria.

ASSEMBLAGE E COLLAGE

Brajo Fuso scopre le correnti a lui contemporanee, di derivazione dadaista e surrealista. Sovrappone materie prime (collage) e oggetti (assemblage), cosa che continuerà a fare per tutta la sua vita artistica.
Le opere materiche seguono la poetica dell’oggetto trovato, sono composte cioè da cose di poco valore, al termine della loro funzione. L’artista applica questo processo attraverso la tecnica del ready made, che riutilizza manufatti di uso comune decontestualizzandoli dalla loro funzione originaria.
Brajo Fuso va oltre l’oggetto in buone condizioni e fa largo uso anche di pezzi di automobili e scarti industriali; per questo il critico Giulio Carlo Argan inquadrerà la sua arte come Débris Art o Arte del Rottame. In tempi più recenti, il critico d’arte Philippe Daverio conia appositamente la definizione di Arte Oggettuale.

IL RAPPORTO DI BRAJO FUSO CON LE PAROLE

Brajo Fuso approda alla scrittura ancor prima che alla pittura; i suoi testi, infatti, sono degli anni ’30.
Scrive libri per ragazzi (che illustra lui stesso o nei quali invita i giovani lettori a farlo) e poesie.
Il testo fondamentale è Occhiopino, che contiene un rovesciamento di senso (rispetto all’originale Pinocchio) rintracciabile anche nella letteratura dadaista e futurista.
Il genere della fiaba rappresenta il mondo dei bambini e della libertà espressiva, che è spontaneo, antico e moderno insieme. È l’immaginario a cui attingono anche gli artisti del pensiero: surrealisti e metafisici.
I suoi componimenti sono tutt’altro che pretenziosi; la scelta di creare parole cucendo e saldando pezzi di vocaboli insieme rispecchia la sua natura di artista bricoleur e rende le poesie stesse un’opera d’arte.


Nei suoi scritti parla dello scorrere del tempo e dell’amore, con una leggerezza solo apparente, ben lontana dalla superficialità. Si scaglia contro i sostenitori della guerra, prevede l’avanzare del degrado, denuncia le piaghe sociali della droga e della povertà che affliggono i giovani di quegli anni. È dalla parte di chi subisce il potere altrui, di chi è guardato con diffidenza per il colore della propria pelle, di chi lotta per un’ideale di giustizia.
Anche sulla carta, la mano di Brajo Fuso si muove in modo giocoso, ma sempre guidata dal rispetto della materia viva delle sue opere.

L’attenzione riservata alla parola va oltre la produzione letteraria. Tutto il suo mondo artistico è costellato di nomi particolari: Pittocromo, Brajzoo, Gaudiovideo, Brajta, per citarne alcuni. Nelle opere Brajo Fuso usa oggetti di cui rovescia il senso, dando loro una funzione artistica; con lo stesso spirito, nella creazione di denominazioni assembla più termini e gioca con il proprio nome, Brajo (troncamento di febbraio, suo mese di nascita).
I titoli danno a ogni lavoro un significato più ampio; la cura con cui vengono composti e assegnati lascia trasparire il suo forte attaccamento alle opere. Le considera al pari di creature viventi, come figli composti da rottami e scarti.